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IL Museo
Nonostante la luce sia un elemento fondamentale per la fruizione e la conservazione delle opere d'arte, il rapporto consapevole tra museografia e luce è un fatto recente, non ancora praticato, diffuso e approfondito come meriterebbe. Alla spinta turistico-culturale non è tuttavia seguito un reale approfondimento delle conoscenze relative alle condizioni microclimatiche e luminose che garantiscano la conservazione delle opere. Nonostante gli interventi legislativi abbiano cercato di stabilire alcuni criteri di minima per limitare i danni, numerosi musei tuttora risultano fuori norma e molte esposizioni temporanee avvengono in condizioni microclimatiche temerarie. Tra tutti gli agenti che singolarmente, o in sinergia tra loro, possono danneggiare le opere, la luce è indubbiamente uno dei più importanti e dei più sconosciuti. Le condizioni che governano la percezione degli oggetti, e gli effetti dannosi che questi ultimi possono subire, dipendono entrambi dalla quantità e dalla qualità spettrale del flusso luminoso: queste proprietà concorrono del resto ad un'azione sinergica, che determina effetti affatto diversi sia nella qualità della fruizione che nella conservazione. L'esposizione avviene in spazi confinati come teche o vetrine; l'osservatore e il reperto sono separati da un vetro di protezione, bisognerà sempre pensare al fatto che la parete vetrata di separazione potrà produrre fastidiosi riflessi; essa pertanto dovrebbe essere trattata con film antiriflesso e comunque non esposta direttamente al flusso emesso dalle sorgenti luminose o alle riflessioni speculari delle superfici contenute entro lo spazio di esposizione. Come detto in precedenza, è importante considerare con cura i colori degli oggetti esposti e quelli delle superfici opache del contenitore stesso. Se la teca ha superfici opache scure, sugli oggetti si formeranno in genere ombre decise, e il grande contrasto di luminanza darà all'esposizione un tono altamente drammatico, in grado di enfatizzare piccoli oggetti. Di contro, una teca dalle superfici opache chiare aumenterà il campo luminoso diffuso, attenuerà le ombre e aiuterà a cogliere appieno il volume di grandi oggetti, come ad esempio coppe, scrigni, corone. Poiché per la percezione è importante tanto il contrasto di luminanza quanto quello cromatico, l'uso di superfici di esposizione colorate va attentamente valutato. Queste brevi riflessioni non possono chiudersi senza un ultimo avvertimento sull'importanza della conservazione. In chiusura, dunque, non si può che augurarsi che l'esposizione e l'illuminazione dei reperti antichi possa basarsi sempre più su tecniche, ricerche e competenze oggi troppo spesso svilite, ma in grado invece di garantire migliori condizioni di visione e di conservazione.
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